Santa Giovanna di Valois

Secondogenita del crudele ed assolutista re di Francia Luigi XI di Valois e di sua moglie Carlotta di Savoia, Giovanna nacque il 23 aprile 1464 a Nogent-le-Roy, con gran delusione del padre che desiderava invece un maschio ed immensa gioia di Carlotta, seconda moglie del sovrano. Il 19 maggio dello stesso anno, a soli ventisei giorni dalla nascita, per fini politici la bambina fu destinata da Luigi XI a futura sposa del cugino Luigi II, Duca di Orléans, che allora aveva solo due anni (il futuro Luigi XII di Francia). Giovanna trascorse i primi anni nel castello di Amboise, lontano dalla corte, e quando il padre si rese conto della sua malferma salute e della deformità del suo corpo, la allontanò ulteriormente da sè affidandola nel 1469 alle cure del cugino Francesco di Beaujeu e di Anna di Culan, signori del castello di Linières, presso Bourges. A sei anni, invitata dal re a nominare un confessore, la bambina scelse il francescano Giovanni de la Fontaine e un giorno, dopo aver recitato una preghiera, ella sentì queste parole: Per le piaghe di mio Figlio tu avrai la madre. Supplicando poi a sette anni la Madonna affinché le insegnasse il modo per piacerLe ancor più, Giovanna si sentì  rispondere: Figlia mia, non piangere. Verrà il tempo in cui fuggirai da questo mondo di cui temi i pericoli, istituirai un Ordine di religiose intento a cantare le lodi di Dio ed a camminare sulle mie orme. Dopo queste Celesti parole la giovane principessa lasciava i suoi appartamenti solo per recarsi in chiesa a pregare, ma la ferrea volontà di suo padre, che non l’amava e la disprezzava, le impedì di dedicare la sua vita al Signore. Infatti, privilegiando gli interessi della politica anziché le inclinazioni della figlia, Luigi XI la obbligò a nove anni a sposare con atto civile l’undicenne Duca di Orléans malgrado l’opposizione e le resistenze della madre di questi, Maria di Clèves. Il menzionato contratto matrimoniale fu predisposto il 28 ottobre 1473 e, ottenute le necessarie dispense papali e firmato poi l’imposto documento il 21 agosto 1476 dal re ed il successivo giorno 28 dalla citata Maria di Clèves, le nozze furono celebrate l'8 settembre 1476 nella cappella del castello di Montrichard, senza alcun apparato ed in una sorta di costernazione, visto che Luigi XI non fu presente alla cerimonia e lo stesso Duca di Orléans ritenne di dover protestare per la violenza che gli veniva fatta a causa dei difetti fisici della sposa. Nel castello di Linières Giovanna trascorse ben quattordici anni nella preghiera e nell’esercizio di tutte le virtù, sempre malvista dal genitore - oltre che per i suoi mali fisici - anche per la sua tendenza al ritiro ed alla devozione. L’avversione del padre nei suoi confronti arrivò al punto che il governatore della principessa quando s’incontrava con il re, era costretto a nasconderla sotto il suo mantello. Anche dopo le nozzeLuigi d'Orléans trascurò e si mostrò sempre freddo con la moglie che, dopo un breve soggiorno a Blois, tornò a condurre la sua vita di preghiera nel castello di Linières. Si può certamente affermare che Giovanna di Valois, anima veramente grande, nata al dolore ed al sacrificio, soffrì sempre: soffrì per parte del padre Luigi XI, per lo sposo Luigi d’Orlèans, che, salito poi al trono, si mostrò generoso con tutti i suoi nemici (tranne che con la moglie) con la famosa frase un re di Francia non ricorda le ingiurie fatte al duca d’Orléans, come regina di Francia e come Fondatrice delle religiose dell’Annunziata. Soddisfatto nelle sue deficienze di spirito e di coscienza, il 30 agosto 1483 Luigi XI morì cristianamente tra le braccia di San Francesco di Paola, Taumaturgo chiamato per la guarigione dai suoi mali fisici,  e Anna di Beaujeu, sorella maggiore di Giovanna, assunse la reggenza del regno in attesa della maggiore età di Carlo VIII. Insofferente all’autorità dei cugini Anna di Beaujeu e del fratello, Luigi d’Orlèans ordì una congiura assieme ad altri signori di Nantes (guerra franco-bretone del 1485-1488), ma venne sconfitto a St-Aubin-du-Cormier, fatto prigioniero e rinchiuso nella torre di Lusignan, presso Poitiers. Fu poi perdonato e rilasciato nel 1491 grazie all'intercessione presso i fratelli di Giovanna, che durante i tre anni di prigionia del marito visse ritirata facendo la sua solenne entrata ad Orléans nel 1493. Fu nuovamente abbandonata quando Luigi seguì Carlo VIII in Italia (1494-95).Alla morte di Carlo VIII, sopraggiunta il 7 aprile 1498 in Amboise, Luigi d’Orléans divenne re di Francia con il nome di Luigi XII e la moglie Giovanna, che in ventidue anni di matrimonio non gli aveva dato figli, fu esclusa dalla cerimonia di incoronazione celebrata a Reims il 27 maggio 1498. Il neo sovrano di Francia decise di far immediatamente annullare da papa Alessandro VI il matrimonio per poter sposare Anna di Bretagna, vedova di Carlo VIII, giurando davanti a testimoni che era stato costretto a contrarre matrimonio con Giovanna di Valois, di non aver mai coabitato con lei, oltretutto incapace di maternità. Luigi XII ottenne ben presto la costituzione di un tribunale ecclesiastico per giudicare la validità della sua unione con Giovanna, la quale il 10 agosto 1498 rispose alla citazione ricevuta pronunciando nella chiesa di Saint-Gatien di Tours una solenne protesta perché la sua testimonianza e quella del re differivano incredibilmente: ella dichiarò che il matrimonio fu legittimamente consumato, mentre suo marito affermò il contrario. La stessa Giovanna pretese il ramentum veritatis, che Luigi XII non esitò a concedere e quando il 17 dicembre 1498 le venne comunicato nella chiesa di Saint-Denis ad Amboise che non era più la regina di Francia, diede prova di una singolare grandezza d’animo accettando come un beneficio la dichiarazione di nullità del suo matrimonio ad opera della commissione papale con queste parole: Benedetto il Signore che ha permesso questa separazione per aiutarmi a servirLo meglio di quanto non abbia fatto finora.  Giovanna confiderà più tardi al suo confessore: In quel momento nostro Signore mi fece la grazia che quando udii la notizia, mi mise nel cuore il convincimento che Dio aveva permesso ciò affinché io potessi fare del bene, come avevo tanto desiderato. Ho considerato che ero rimasta con il re mio marito per ventidue anni, durante i quali non avevo potuto fare gran che di bene, né alcuna di quelle cose che avevo desiderio di fare; ora però potrò prendermi la rivincita e varrà la pena di vivere virtuosamente visto che sono sottratta alla soggezione di un uomo. Il 26 dicembre successivo Luigi XII concesse all'ex moglie l'usufrutto del Ducato di Berry e Giovanna si ritirò il 12 marzo 1499 nel castello di Bourges, che il sovrano le diede per appannaggio con altre terre assieme ad una pensione di 12.000 scudi. La duchessa fu amorevolmente ricevuta dagli abitanti della città, nella quale visse gli ultimi anni di vita come una benefica protettrice tra mortificazioni corporali, amministrando il ducato con saggezza, giustizia ed una generosità senza limiti. La peste scoppiata tra il 1499 e 1500 le permise di dare la misura della sua carità e delle sue numerose attività assistenziali. Ricordiamo l’introduzione delle cure a domicilio dei malati poveri e degli appestati, la ricostruzione delle case incendiate, il riordino dei salari dei lavoratori, la rieducazione delle giovani cadute, il rifiorimento del Collegio di Santa Maria, la creazione di borse di studio per studenti bisognosi e infine la riforma dei conventi. A fronte di tante benefiche attività, Dio le concesse il dono dei miracoli: furono molti gli ammalati che a contatto con le sue mani recuperarono la salute corporale. Giovanna macerava inoltre il suo fragile corpo con cilici e vestiti grossolani, mangiava cibi molto ordinari e si asteneva dalle carni, dal burro e dalle uova nei giorni di magro secondo la Regola di San Francesco di Paola, suo angelo consolatore nella lunga prova della sua vita, direttore e padre spirituale della sua coscienza nelle dolorose fasi del processo canonico per il riconoscimento di nullità del suo matrimonio con Luigi XII. L’ex regina di Francia si recava tutti i giorni a trovare l’Eremita nel convento di Gesù e Maria di Plessis les Tours e con i suoi consigli spirituali il Paolano le rese l’animo forte e nobile, il cuore compassionevole per gli infelici trasmettendole un orrore istintivo per il peccato e la capacità di soffrire le avversità della vita senza mai lamentarsi. Da Bourges Giovanna consultò molto spesso con lettere San Francesco di Paola, in particolar modo quando pensò di istituire l’Ordine femminile dell’Annunziata. Quando il Paolano ne avallò il disegno, ella lo sottopose all’approvazione del suo confessore, il francescano Gilberto Nicolas, il quale le suggerì di fondare un monastero di Clarisse, come aveva fatto a Parigi sua madre Carlotta di Savoia. Giovanna così gli rispose: Se è volontà di Gesù Cristo e della Vergine Maria, essi mi assisteranno in tutte le opposizioni e le difficoltà che nell’opera incontrerò. La Duchessa si ammalò gravemente e quando ella capì che la causa della malattia era da ricercare nell’opposizione del suo confessore alla fondazione dell’Ordine mariano femminile, seguì l’ispirazione divina recuperando a poco a poco la salute. Il 21 maggio 1500 Padre Gabriele Maria (questo il nuovo nome come Superiore dell’Ordine del suo confessore Gilberto Nicolas) si recò a Tours in cerca di novizie. Ne raccolse infatti undici, dai nove ai quattordici anni, primizie dell'Annunziata, che Giovanna adottò, visitandole ogni sera e associandole alle sue devozioni, facendo anche elaborare una Regola dopo aver udito le parole della sua voce interiore: Fa scrivere tutto ciò che nel Vangelo è scritto che io ho fatto in questo mondo, fanne una regola trovando il modo di farla approvare dalla Sede apostolica. E sappi che, per tutti coloro che la vorranno osservare, ciò significherà essere nella grazia di Gesú mio figlio e mia e sarà la via sicura per adempire ai desideri di mio figlio e miei. Docile a questa ispirazione di Giovanna, Padre Gabriele Maria prese dal Vangelo i dieci capitoli che parlano della Vergine e, con il suo consenso, articolò su di essi la Regola dell’Ordine che il Padre Morin portò a Roma per l'approvazione papale. Poiché il IV Concilio del Laterano proibiva la fondazione di nuovi Ordini, i Cardinali si opposero alla sua istituzione, ma grazie all’aiuto di Giambattista Ferrier, Vescovo di Modena ed amico di Alessandro VI, il 15 febbraio 1501 furono superate tutte le difficoltà. Rientrando in Francia Padre Morin smarrì il testo, turbando profondamente Giovanna, ma Padre Gabriele Maria si rimise all'opera e, dopo aver redatto il nuovo testo della Regola - detta delle Dieci Virtù o Piaceri della Beata Vergine Maria e cioè la castità, la prudenza, l'umiltà, la povertà, l'obbedienza, la pazienza, la fede, la devozione, la carità, la pietà, perché l'Ordine dell'Annunziata ha come finalità propria piacere a Cristo, imitare la Madre sua e da lei apprendere, in tutte le virtú, a vedere il piacere di Dio -,si recò personalmente a Roma per perorarne l'approvazione. La Regola fu approvata nel febbraio 1501. Nell'agosto 1502 Giovanna decise di erigere un convento: si presentarono nuove vocazioni ed alcuni miracoli ne facilitarono la costruzione. Una giovane, a letto con la febbre alta, guarì all’istante non appena le venne posto il libro della Regola sulla testa. In poco tempo la comunità giunse a comprendere ventuno religiose e Caterina Gauvinelle di Amboise ne divenne la prima madre in cella, mentre Giovanna, per dare a tutte le novizie l’esempio del sacrificio, pronunciò i voti il 26 maggio 1504 assumendo il nome di Suor Gabriella Maria. Il 3 dicembre 1503, con lettere patenti firmate a Lione, Luigi XII approvò la fondazione della sua carissima e amatissima cugina Giovanna di Francia, duchessa di Berry prendendo il convento sotto la sua protezione e salvaguardia speciale. Il 9 novembre 1504 cinque religiose emisero la professione e il successivo 21 novembre le religiose entrarono in clausura. Se con il permesso del re Giovanna fece costruire a Bourges un monastero adiacente al suo palazzo, ella non ebbe il tempo di costruirne altri perché le penitenze, i digiuni e il mal di cuore le fecero diminuire le forze, ma nonostante questo fu devotissima dell’Eucarestia, del Sacro Cuore e della Passione di Gesù. Un giorno, durante la celebrazione della S. Messa, le furono mostrati dal Signore e dalla Madonna due cuori: esortata ad aggiungervi il suo, la Duchessa ebbe la sensazione con sua grande sorpresa di esserne priva tanto era misticamente unito a quello di Gesù. Giovanna volle prepararsi alla morte, che sentiva ormai vicina, intensificando l’istruzione alle sue figlie spirituali. Infatti, nell’ultima visita che fece loro, tenne un ardente discorso sulla necessità dell’imitazione di Gesù e Maria e il 22 gennaio 1505, ultimate le sue ultime raccomandazioni, si fece ricondurre nel suo palazzo ordinando che fosse murata la porta di accesso al monastero e, dalla festa di S. Agnese fino al trapasso, volle che tutti i giorni le fosse portata la comunione. Il 5 febbraio 1505, all’istante del suo decesso, una straordinaria luce apparve nella sua stanza per circa un’ora e mezza assieme ad una nuvola estremamente chiara posatasi sul monastero delle sue religiose. Annotiamo inoltre che, mentre Giovanna spirava, una cometa trascinava la sua coda fiammeggiante sulla reggia di Luigi XII, il quale, assalito da un tardivo ma sincero pentimento, si affrettò a scrivere una lettera agli abitanti di Bourges per invitarli ai più che solenni funerali preparati per suo ordine alla ex moglie. Dopo la morte il corpo di Giovanna di Valois fu trovato cinto da una catena di ferro, che aveva provocato diverse piaghe, e rivestito di un ruvido cilicio su cui erano sovrapposti, dalla parte del cuore, cinque chiodi d’argento. La Duchessa venne rivestita come le sue religiose di veste grigia, scapolare scarlatto, zimarra (sopraveste) azzurra e manto bianco. Luigi XII le fece mettere sul capo la corona regale e sulle spalle un mantello di velluto violetto cosparso delle armi della Francia. Il corpo della ex regina rimase esposto nella cappella ardente per dodici giorni ed il feretro, trainato da quattro mule bardate a lutto e protetto da un padiglione sorretto da quattro baroni del Berry, fu poi deposto sotto il coro della chiesa delle religiose dell’Annunziata, ove restò cinquantasei anni senza alcuna traccia di corruzione, finché gli Ugonotti nel 1562 ne violarono il sepolcro, sul quale si erano verificati molti miracoli, ne bruciarono il corpo disperdendo le ceneri al vento. Introdotta da Urbano VIII il 13 maggio 1632, la causa del culto portò alla beatificazione di Giovanna di Valois il 21 aprile 1742, sotto il papato di Benedetto XIV, che con rescritto del 7 maggio 1745 concesse all’Ordine dei Minimi di solennizzarne la festa, e si concluse poi con la sua canonizzazione il 28 maggio 1950 sotto il pontificato di Pio XII. Alla vigilia della Rivoluzione Francese l’Ordine dell’Annunziata contava 45 case in Francia e nei Paesi Bassi. Oggi ne possiede ancora sei.Poiché Santa Giovanna di Valois fu una fedele imitatrice della santità e delle virtù di San Francesco di Paola, a seguito del voto espresso nel I Convegno Nazionale del T. O. M. tenuto a Roma il 23-24 aprile 1967, su devota supplica del 29 gennaio 1968 di Padre Francesco Maria Savarese, Correttore Generale dell’Ordine dei Minimi, con il Breve Apostolico Omnes quidem del 2 febbraio 1968, il Santo Padre Paolo VI ha dichiarato e costituito Santa Giovanna di Valois (e San Francesco di Sales) Celeste Patrona Principale del Terzo Ordine dei Minimi. La sua festività ricorre il 4 febbraio. Nell’Albero della Religione di San Francesco di Paola la sua didascalia riferisce che fu figlia, sorella e sposa di re. Fondò l’Ordine dell’Annunziata. Attributi iconografici: capo aureolato, abito da religiosa, mano destra aperta e libro sotto la mano sinistra. Protettrice di coloro che soffrono nell’abbandono, nell’umiliazione e nell’indigenza, Santa Giovanna di Valois, chiamata laCenerentola della famiglia reale, non si risparmiò per stimolare tutti a vivere secondo i dettami del Vangelo e, attraverso la pace dello spirito, raggiungere anche la tranquillità sociale.

 

 

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